Inizia il 2019, “Anno del Turismo Lento”.

In questo ultimo periodo ne ho sentito parlare spesso, per cui mi sembra legittimo dare credito alle parole dell’ex-ministro del turismo Dario Franceschini.

È dedicato a chi vuole viaggiare in Italia a passo lento. Trekking, bicicletta, treni storici, passeggiate a cavallo, l’importante è viaggiare con lentezza.

Che cosa intendiamo per turismo lento e quali sono le sue caratteristiche?

Il turismo lento rappresenta sicuramente una forma di turismo in costante crescita, ma sono soprattutto i numerosi significati che si nascondono in questa definizione a costituire il maggiore interesse ma anche un’enorme opportunità soprattutto per quei luoghi, al momento meno conosciuti o al di fuori delle rotte turistiche più gettonate, di costruire una propria identità da offrire al viaggiatore.

Il turismo lento è fatto di conoscenza del territorio, non del suo consumo; non va sbrigativamente confuso con altre forme, magari similari, come il turismo enogastronomico, il turismo all’aria aperta, il cicloturismo, il turismo culturale, e altri simili. E’ un concetto che li racchiude e va oltre questi.

Lo “slow tourism” è una nicchia di turismo che si propone quale alternativa al “tutto e subito”, con ritmi che consentano di vivere il “viaggio”, di guardarsi intorno concedendosi il tempo di osservare, di assaporare, di ammirare e di vivere l’esperienza di un luogo, di ascoltarne le storie.

La ricchezza storica e culturale di tutti i nostri territori nazionali e lì, sotto gli occhi di tutti: deve solo essere riscoperta e messa a disposizione di un pubblico, nazionale e internazionale, pronto ad apprezzarla e farla diventare la propria esperienza.

L’Italia è attraversata da una fitta rete di cammini.

Non solo religiosi ma anche culturali, storici, naturalistici e spirituali, la cui lunghezza è stimata intorno ai 7.000 chilometri. Questa stima è però approssimativa, poiché molti di più sono i chilometri costituiti da percorsi che non sono ancora stati valorizzati e quindi sono sconosciuti, o quasi, ai più.

Se molti sono gli italiani che conoscono la Via Francigena – che con i suoi mille chilometri unisce il Passo del Gran San Bernardo a Roma e che costituisce l’equivalente italiano del Cammino di Santiago de Compostela – sono sicuramente meno coloro che hanno sentito parlare, per parlare della regione in cui vivo, dell’Alta Via dei Monti Liguri (AVML – 440 km sullo spartiacque dell’Appennino ligure).

Nell’Anno del turismo lento, voglio offrire un piccolo contributo alla (ri)scoperta dell’Alta Via, attraverso la pubblicazione sul sito www.easy2trail.com di Guidebook (Guida + Roadbook) dedicate per il momento alle tappe dell’AVML che percorrono il territorio della Città Metropolitana di Genova.

Sono gratis per tutti e facili da consultare.

Buon cammino!

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