La scelta tra borracce e camel bag (la sacca per idratazione) è un argomento di discussione ormai classico. Di fatto, entrambe le soluzioni sono adottate sia dai runner che dagli escursionisti ed io non mi sono sottratto alla loro sperimentazione.

In un primo tempo ho adottato il camel bag (di diverse capienze in funzione dello zaino utilizzato) ma nonostante il pregio di idratarsi con rapidità e continuità, non mi sono trovato granché bene soprattutto per due motivi: lungo e complicato da riempire e difficoltà a capire quanta acqua avevo consumato e quanta ancora ne restava nella sacca. Altra questione di una certa importanza è la sua pulizia, per evitare che ristagni umidità e si formino muffette che potrebbero causare problemi intestinali.

Adesso utilizzo le borracce, in genere due da 600 ml, in plastica semi rigida, che mi offrono la possibilità di diversificare il contenuto: in una metto acqua semplice (magari con l’aggiunta di succo di limone) e nell’altra aggiungo integratori o sali all’acqua. Presentano estrema facilità di riempimento, perciò le posso rabboccare ogni volta che trovo una sorgente o una fontana. Inoltre, riesco a tenere sotto controllo la quantità di liquido che consumo.

In ultimo, in una tasca esterna dello zaino porto un bicchiere di plastica semi rigida, che sempre più spesso è reso obbligatorio dagli organizzatori di gare di mountain running perché, rispettando l’ambiente, vogliono evitare uno spreco di bicchieri di plastica usa e getta sul percorso.