A manica corta e a manica lunga; leggere o più spesse; di marca o anonime.

Sul Monte Tibert (m. 2.647) indossando la maglietta del Cervino X Trail

Ne ho accumulata una quantità industriale che non so più dove mettere. Sono acquisti d’impulso o, più spesso, eredità di gare alle quali ho partecipato.

Sono leggere, traspiranti e asciugano in fretta. Hanno un unico problema: quando si suda – e si suda – non sono esenti da cattivi odori.

Ne porto sempre una di scorta nello zaino, poiché oltre a pesare poco, sono molto comprimibili.

Quando non fa ancora così caldo per essere indossate da sole, costituiscono un ottimo primo strato se abbinate a un indumento più pesante.

Per la stagione fredda ho nel mio corredo un certo numero di maglie intime a maniche lunghe. Sono realizzate in tessuto sintetico e la loro composizione accelera la traspirabilità ed evita la comparsa di irritazioni provocate dagli sfregamenti. Devo dire che, se utilizzate come primo strato, offrono un ottimo comfort termico anche quando le temperature sono piuttosto rigide. A volte, le ho utilizzate anche da sole senza patire freddo.

Per il freddo particolarmente pungente ho anche indumenti in capilene.

Come secondo strato, utilizzo indumenti in sintetico che garantiscono un buon confort termico per temperature comprese tra i 5 e i 15 gradi. Ad ogni buon conto nello scatolone ci sono anche due pile a differente densità e peso.

In ultimo, riaffermo la validità, per chi ama praticare attività outdoor, della vecchia regola del vestirsi “a cipolla”, cioè a strati sovrapposti.