Perché Righi?

Confesso: mi era completamente ignoto.

Sarà perché ho sempre conosciuto la località con questo nome.

Poi, mentre attendevo l’arrivo delle cabine della funicolare, mi sono soffermato a leggere i pannelli che spiegano la sua storia.

E tutto è diventato più chiaro.

Dunque, correva l’anno 1871 quando a Lucerna, in Svizzera, Franz Josef Bucher (chissà se i cavalli nitrivano quando si faceva il suo nome? 😜) inaugurava la cremagliera di Vitznau, l’impianto che collegava la città al monte Rigi e all’albergo che questo imprenditore svizzero aveva da poco costruito.

Una ventina di anni dopo Bucher arrivò in visita nella nostra città, salì sulla collina del Castellaccio ed ebbe l’illuminazione: perché non costruire anche a Genova un impianto simile a quello di Vitznau, che la collegasse alla alture?

La risposta pare sia stata: “SI…PUO’…FAREEE!”. 🤣🤣

Quindi nel 1897 il Comune di Genova inaugurava la sua prima funicolare, che collegava Largo Zecca (dove alla fine dell’800 si fabbricavano le palanche) alla cima di un monte che, proprio per la somiglianza con il Rigi svizzero, venne ribattezzato “Righi”, che altro non è se non la pronuncia tedesca di Rigi.

Prima parte della discesa

Per comodità, perché è subito a destra dell’uscita della funicolare, inizio da Salita Superiore San Simone.

L’ho sempre intravista, perché quando decido di fare allenamento da queste parti, posteggio in Largo Caproni: mi ha sempre incuriosito incutendomi però un certo timore.

Adesso è giunta l’ora di buttare il cuore oltre l’ostacolo e fare come gli anatroccoli al primo volo: buttarsi giù senza pensarci troppo.

All’inizio della discesa

Pochi passi e subito la mia attenzione è colpita da un intarsio di mattonelle blu che introduce ad una discesa ripidissima (attenzione, perché mattoni e ciottoli, dopo un acquazzone o con l’umidità dovuta al vento di mare sono scivolosissimi e il rischio di atterrare bruscamente col fondoschiena è molto più che reale!).

Alzo lo sguardo e vedo il porto: apparentemente è vicino, in realtà separato da un numero indefinito di mattoni rossi incastrati fra loro.

 

C’era una volta l’Hotel Righi

Mi volto dal lato opposto e noto una cupola a dir poco originale: è quella dell’ex “Hotel Ristorante Righi”, prestigioso albergo di fine ‘800. Doveva essere un posto presumibilmente molto à la page, frequentato da gente chic. Oggi è un’esclusiva dimora privata.

Inizia la discesa: porticine di legno scolorito o di metallo arrugginito fanno da argine a mondi disabitati.

Seconda parte della discesa

Arrivo in Via Marco Preve, la supero e la discesa prosegue ancora più ripida, sinuosa, suggestiva fino ad arrivare alla stazione di San Nicola e all’omonima chiesa.

Torno verso levante su Corso Firenze per cercare la parte inferiore di Salita San Simone. La parte alta di Salita San Nicolò la rimando ad un altro volo…

La creuza dark

Poche decine di metri e, sulla destra, incrocio la crêuza che cerco.

E’ la più “dark” tra quelle che conosco: uno scivolo di mattoni proteso verso un edificio spettrale con tanto di torre merlata e finestra con grate.

La mattonata s’innesta in Salita San Nicolò e prosegue tra ruderi, inferriate, arcate che non conducono da nessuna parte, fino all’Albergo dei Poveri: quello che era il “santuario dei misci” (=senza un soldo, in questo caso anche senza fissa dimora) più grande del mondo.

Poco prima, sulla destra, un’edicola che raffigura l’apparizione delle Madonna della Guardia e sulla sinistra una sorta di castelletto merlato.

Prendendo sulla sinistra Via Carlo Pastorino e, successivamente, scendendo in Corso Carbonara sul marciapiede di sinistra, si raggiunge il cancello di una villa e ci appare il varco di Salita San Bartolomeo del Carmine.

Il quartiere del Carmine

Erano anni che non passavo più di qui.

La percorrevo quando, dopo aver trovato parcheggio “free” (allora le zone blu erano relativamente poche), ritornavo verso il centro cittadino.

Piazzetta e Chiesa

Sul filo dei ricordi non l’ho percorsa per intero, ma mi sono fatto rapire dal varco che si apre sulla sinistra e che introduce ad un gioiello poco conosciuto da “locals” e “foresti”: piazzetta dell’Olivella e Chiesa di San Bartolomeo.

Piazzetta della Giuggiola

Sempre più curioso e affascinato ho proseguito verso Vico della Giuggiola, percorrendolo tutto per arrivare alla piazzetta omonima: altra meraviglia del Carmine!

Non si può non rimanere a bocca aperta davanti al trionfo di arcate, scalette, anfratti misteriosi e pavimentazione di un tempo che fu.

Poi sono sceso verso la città passando in Vico del Cioccolatte, sino a lambire Vico della Fragola e Vico dello Zucchero: la parte dolce del quartiere.

Fuori dal Carmine, incanto e dolcezza svaniscono istantaneamente: il frastuono del traffico è la colonna sonora che mi spinge a riprendere la funicolare per fuggire verso un’altra discesa.

 

(Continua…)

 

 

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