Ultimo trampolino verso la città

Nuovamente alla stazione spaziale, cioè al capolinea del razzo rosso targato AMT (con le telecamere che ci sono, temo di essere segnalato per vagabondaggio 😊).

La direzione è ancora quella verso Villa Quartara.

Passo di fronte alle salite Cavallo e Bachernia senza più imboccarle e arrivo all’incrocio con Via Domenico Chiodo.

E’ un incrocio pericoloso tanto se si è a piedi quanto, soprattutto, se si è in auto o moto. Mi dà sempre un po’ di apprensione.

Superatolo, proseguo lungo la discesa alberata fino al convento dei Cappuccini dove, sulla destra, mi imbuco in Salita Superiore San Rocchino.

Salita Superiore San Rocchino

Imbocco di Salita Superiore San Rocchino

Sappiatelo: ci vogliono gambe forti perché non è una discesa qualunque.

All’inizio presenta le caratteristiche canoniche che ormai avete imparato a riconoscere: uno stretto corridoio di mattoni rossi con il porto sullo sfondo.

La pavimentazione, però, rispetto a quella incontrata nel mio vagabondare, si presenta differente: si biforca in pari uguali.

A ricordarci che non si tratta di una discesa con la quale bisogna scherzare (tipo la Streif di Kitzbühel), il corrimano è presente su entrambi i lati.

Ad un certo punto, sulla sinistra, appare improvvisamente un ospizio per anziani: Villa San Pietro, con la sua Madonnetta sopra la porta.

Il primo pensiero che mi è venuto è stato per gli ospiti: li hanno in qualche modo “catafottuti” (cit. Camilleri) fin qui dove, a causa delle ingiurie degli anni, non hanno più la possibilità di fuggire né in salita né in discesa. 

La pavimentazione, dopo alcuni tornanti, presenta una serie numerosa di scalini, fino a uno slargo sulla strada, dove appaiono le prime auto.

Incrocio con Vico Barnabiti

Siamo all’incrocio con Vico Barnabiti, annunciato da una strana torre con edicola votiva inclusa, che dopo una prima parte piuttosto anonima avvolge interamente il perimetro dell’Ospedale Evangelico fino a sbucare in Corso Solferino proprio di fronte alla Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.

Proseguendo dritti per concludere la discesa di Salita Superiore San Rocchino, arriviamo sempre in Corso Solferino, di fronte a un chiosco-bar.

Salita Inferiore San Rocchino

Attraversata la strada, per raggiungere la parte inferiore della crêuza, occorre passare in Passo dell’Acquidotto (con la “i”, mi raccomando).

Qui si possono scorgere le tracce dell’Acquedotto Storico Genovese che dalla Presa di Bargagli arrivava fino al porto e alla Ripa (il Guidebook del percorso fino a Via Burlando lo trovate qui).

Le scorgiamo nei lastroni di pietra di Luserna che costituiscono la pavimentazione; un altro tratto di acquedotto è, ad esempio, il marciapiede di Corso Solferino.

Mi immagino quanto bella dovesse essere questa parte dell’odierna Castelletto fino a metà del XIX secolo: campagna, poche casupole rurali, boschi, ruscelli (poi tombinati, con le conseguenze che, ahimè, conosciamo!).

Scendendo per la crêuza non si può fare a meno di riflettere sulle sovrapposizioni architettoniche, sociali e culturali che hanno dato vita a questa parte di città. Infatti, a poca distanza troviamo: la Sinagoga, l’Ospedale Evangelico, la Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, case popolari e dimore più lussuose.

Salita Inferiore San Rocchino è un volo che conduce fino al centro più trafficato della città, pur rimanendone totalmente al di fuori: è questa la sua “magia”.

Maldestro tentativo di selfie

Sulla destra ho incontrato un portone verde scuro con i pomelli così lucidi che i viandanti possono vedersi riflessi. Ho colto al volo l’occasione per farmi una specie di selfie (sicuramente voi ne farete di migliori!). 

Subito dopo, la crêuza introduce i curiosi in un mondo di cortili segreti da cui è possibile scorgere particolari sorprendenti!

In un battibaleno si arriva all’innesto con Passo Palestro e il rush finale ci conduce all’intersezione tra Via Assarotti e Piazza Marsala.

 

(Continua…)

 

 

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