Una vera rarità

Capolinea di Principe

Dopo aver terminato i saliscendi a levante, sono andato a scoprire quelli a ponente. Per farlo sono salito, per la prima volta, sulla Ferrovia Principe –Granarolo. 

Si tratta dell’unica linea tranviaria a cremagliera di Genova: una vecchia signora con qualche acciacco ma fiera e orgogliosa di essere sopravvissuta al progresso.

Fu concessa nel 1896 alla “Società Anonima Genovese per le ferrovie di Montagna” 😳 😳 che aveva come obiettivo la valorizzazione dei terreni (un modo elegante per definire la lottizzazione) della ripida collina di Granarolo, spartiacque tra la città e la valle del torrente Polcevera.

La ferrovia fu realizzata tra il 1898 e il 1901 ed è una delle tranvie “a dentiera” più antiche d’Italia.

Si sviluppa per circa 1,1 km, con un dislivello di poco meno di 200 metri, una pendenza media di circa il 16% e una massima di quasi il 22%.

Perché non è una funicolare

La cremagliera

Non si tratta di una funicolare, anche se tutti la conoscono con questo nome.  E’, invece, una ferrovia che impiega una rotaia dentata (detta cremagliera) che corre parallela ai binari, in questo caso al centro.

I veicoli sono dotati di una o più ruote dentate (dette pignoni) che sono collegate al meccanismo di trazione oppure a un sistema di frenatura.

Si può così superare qualsiasi pendenza in sicurezza.

Oggi anche questa, come la Funicolare Zecca-Righi e quella di Sant’Anna fanno parte del parco AMT. Il capolinea di Principe è posto sopra le gallerie della stazione ferroviaria, a fianco del muro di contenimento dell’ex Grand Hotel Miramare.

Un altro pezzo di storia

Il “Grand Hotel Miramare & De La Ville” guardava la città da lassù, con le finestre delle sue duecento stanze suddivise in sette piani.

L’edificio fu fatto costruire dalla “Società Anonima di Alberghi Italo Svizzera” e ha l’estrosa impronta dell’architetto Gino Coppedè.

Fu inaugurato alla fine del 1908, in un’epoca in cui era verosimile pensare alla Riviera di Ponente come un luogo di villeggiatura altolocata. Mi piace immaginare che qui, oltre a star internazionali di Hollywood, importanti personaggi politici e rappresentanti del mondo culturale dell’epoca, abbiano soggiornato anche i facoltosi signori che poi si sarebbero imbarcati sui transatlantici verso le Americhe…

Per un “tuffo” nella storia di questo edificio, cliccate qui).

In carrozzaaaa!

No, non c’è nessuno che grida sul binario come nella scena in cui Frederick Frankenstin saluta sul binario la sua fidanzata Elizabeth (cit. Frankenstein Junior).

La vecchia signora

Salgo sull’unico vagoncino “old style” in servizio (costruito dalla Piaggio nel 1929) e mi guardo intorno: dapprima il posto di guida con i comandi a leva e le manopole metalliche. Poi osservo gli interni di legno stile vecchio West. Una meraviglia!

In realtà sarebbe possibile far svolgere il servizio anche a due vetture allo stesso tempo grazie alla presenza di uno scambio, posto poco oltre la stazione di Via Bari.

A bordo della vettura, è presente un vero e proprio macchinista, perché gli autisti, per poterla azionare, hanno bisogno di una abilitazione rilasciata direttamente dalle autorità ferroviarie.

Interni del vagoncino

La cremagliera è tornata in funzione nel 2013, tutta pimpante e scricchiolante a ogni curva e a ogni scossa, dopo un profondo restyling e consente agli abitanti di “scalare” la collina attraverso le sei fermate in cui si articola il tracciato.

Il vagoncino rosso arranca lento e apre panorami contrastanti: se mi volto indietro vedo il mare, ai lati la murata delle case popolari che hanno conquistato la collina negli anni del boom economico. Poi si apre verso il verde intenso delle colline sul cui crinale svettano i forti e le mura del ’600. Che dire? Uno spettacolo!

Capolinea a Granarolo

Alla fine appare la stazioncina a monte (in parziale ristrutturazione; per questo il vagoncino si ferma qualche metro prima) in stile chalet di montagna che, nonostante tutto, non sfigura nel paesaggio che lo circonda.

Più in alto svetta il campanile della chiesa dell’Assunta di Granarolo, che non visiterò perché il mio “piano di volo” prevede solo discese e non salite.

 

 

(Continua…)

 

 

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