Essendo ormai “impallato” con l’esplorazione e la scoperta dei villaggi fantasma dell’Appennino ligure-piemontese, ecco il racconto dell’escursione ai “Villaggi di Pietra” in Val Borbera.

Prologo

Venerdì sera.

Telefono a Giuliano per sapere se ha programmi escursionistici per il weekend.

Mi dice che vorrebbe fare qualcosa perché è un po’ di tempo che è fermo: l’allenamento è quello che è e perciò non vorrebbe sfiancarsi. Benissimo! Ho già la proposta pronta: un giretto nella Valle dei Campassi, in alta Val Borbera, alle pendici del Monte Antola.

Conosciamo entrambi la Val Borbera per aver preso parte, nel corso degli anni passati, alle varie gare di trail nell’ambito della manifestazione “Le Porte di Pietra” (uno dei trail storici a livello nazionale), ma non ci siamo mai spinti in questa valle selvaggia e incontaminata.

Concordiamo l’appuntamento per domenica mattina, di buon’ora, all’uscita del casello di Busalla.

Si parte

Domenica mattina. 

Sveglia alle 5:00 per essere alle 7:00 puntuale all’appuntamento. Preparo nell’ordine: colazione, zaino e borsa con cambio indumenti e ammennicoli vari. Saluto Anna, non particolarmente entusiasta di essere svegliata all’alba, quindi salgo in macchina alla volta di Busalla.

Ancora con i neuroni in stand-by mi si presenta un problema logistico: dove sarà meglio imboccare la A7, stante la chiusura della galleria Montegalletto? Non volendo sforzarli già di primo mattino, propendo per l soluzione più semplice: andare fino al casello di Genova-Bolzaneto per strade urbane, dal momento che il traffico è nullo.

Entrambi puntuali come orologi svizzeri ci avviamo alla volta di Vegni, punto di partenza della nostra escursione ai Villaggi di Pietra.

Usciti al casello di Arquata Scrivia, la strada è quella che è: un nastro di asfalto che attraversa tutti i paesi della Val Borbera i cui sindaci cercano di fare cassa con le colonnine arancioni degli autovelox. Funzioneranno tutti? Spero proprio di no; anzi, per dirla tutta, spero che non ne funzioni neanche uno!

Il ponte (?) sul torrente Carreghino

Si sale costeggiando il torrente Borbera, poi attraversando il guado rialzato (definirlo ponte può sembrare eccessivo) sul torrente Carreghino. La strada, ora, si fa più stretta e a tratti ripida.

Comunque sia, in pochi chilometri arriviamo a Vegni.

Verso la Valle dei Campassi

Riempio le borracce al trogolo del paese e ci incamminiamo, seguendo le indicazioni (sentiero 242), lungo la strada asfaltata che salendo attraversa l’abitato.

Palina alla Sella dei Campassi

La strada ora è una carrareccia ben tenuta, con una staccionata nuova che protegge il lato a valle. Giunti ad un bivio, però, siamo stati indecisi sulla direzione da seguire per assenza di segnavia: ai bivi dovrebbe sempre esserci! Decidiamo di seguire la staccionata e, dopo poche decine di metri, siamo arrivati alla Sella dei Campassi (1.142 m), un punto panoramico dove è facile riconoscere l’inconfondibile croce di vetta del Monte Antola.

Dal colletto, proseguiamo sul sentiero che perde quota e si immerge nella penombra del bosco. Enormi castagni divenuti ormai selvatici tradiscono la presenza di un villaggio. In questa come in altre vallate dell’Appennino la cultura del castagno, considerato l’albero del pane (era la principale fonte di sostentamento), era patrimonio fondamentale della popolazione contadina.

Infatti, dopo aver attraversato l’alveo di due ripidi corsi d’acqua in secca (fortunatamente), siamo arrivati al primo dei tre Villaggi di Pietra: Casoni di Vegni (1.154 m).

Casoni di Vegni: la porta della Valle dei Campassi

Dopo la consueta trasformazione in “Indiana Jones al pesto”, ho iniziato ad esplorare le case del villaggio. I segni di abbandono de distruzione sono evidenti tutto intorno a me. Le case, ad eccezione di una, rimasta più o meno integra, sono tutte crollate. Direi di più: sembrano “implose”: travi, pietre, mattoni, tegole fanno bella mostra di sé.

Madia in legno e, sullo sfondo la mangiatoia

Le porte e le finestre delle case sono aperte e in quelle non completamente crollate si possono vedere ancora: porte senza più vetri, mobili in legno (non dell’IKEA ?), forse madie in cui gli abitanti conservavano gli alimenti; panche, tavoli, sedie. Ad alcune finestre sono rimaste aggrappate, non si sa come, le persiane.  Al piano superiore della prima casa che ho esplorato, inaspettati, due macchinari a mano forse per la macinazione di cereali, castagne o granaglie.

 

La cisterna di Casoni di Vegni

Al centro delle case la cisterna è piena perché alimentata con acqua piovana: ingegno di altri tempi.

Non posso non pensare a quanta fatica devono aver fatto gli uomini e le donne per tirare su queste case e allo stesso tempo addomesticare il versante della montagna.

Il sentiero si snoda in mezzo alle case e dopo una ripida salita ritorna in falsopiano e prosegue nel bosco.

Ferrazza: un tentativo di recupero

Ferrazza vista dal sentiero

Dopo poco più di venti minuti incontriamo il secondo dei Villaggi di Pietra: Ferrazza (1.111 m), adagiato su un pianoro erboso esposto al sole. Rispetto a Casoni, la luce lo rende molto meno tetro.

Si presenta da lontano come non completamente abbandonato: infatti i tetti appaiono quasi tutti recenti e in buono stato. Entrando nell’abitato mi volto e vedo un vecchio portico: non ospita più gli attrezzi agricoli e non serve neppure da riparo per il fieno tagliato. Al centro ora si trova un grande tavolo realizzato semplicemente con pietre poste una sull’altra, come per un muretto a secco, e in cima una grande piano di legno, accanto ad esso delle sedie di ferro. Per il momento può servire come un riparo in caso di maltempo.  In attesa che qualche voce torni a riecheggiare tra le pietre.

Il sentiero prosegue in piano e, poco distante dall’abitato, sulla sinistra ecco un lavatoio e una cappelletta votiva. E’ costruita come una vera e propria chiesa ma dalle dimensioni lillipuziane. Sopra la grata in legno della porticina l’anno di costruzione (immagino io): 1906. Dietro la porta si scorge una stinta immagine della Madonna e un mazzo di fiori seccati.

Quindi il sentiero prosegue nuovamente nel bosco…

Altre foto in: https://www.facebook.com/1070549483044481/posts/2841321942633884

 

(Continua)

 

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