Estate 2017.

La sveglia è puntata alle 5:00. E’ l’ora in cui il mio corpo, da un po’ di tempo, decide autonomamente che non è necessario riposare oltre. Per un riflesso condizionato mi sveglio sempre qualche minuto prima. Allungo il braccio per cercare di anticiparne il suono, non svegliare Anna e possibilmente non far cadere gli oggetti presenti sul comodino (soprattutto libri e riviste di montagna o corsa).

Sono il re del disordine!

Poi tutto precipita

Quando non mi preparo la sera prima (capita molto spesso), cerco nelle scatole piene di indumenti che conservo nell’armadio, i pantaloni, gli slip, le maglie e le calze. Nel tempo ho affinato la tecnica della ricerca al buio, sempre per non svegliare la mia dolce metà (per essere sincero, qualche cosa si più di metà). Quindi la colazione, un salto in bagno per la rasatura e per liberarmi delle scorie.

Recupero lo zaino adatto al giretto che ho in mente con le borracce (quelle morbide, chiamate soft flask), controllo che ci siano almeno uno strato caldo e il guscio e una maglietta di ricambio più o meno pesante a seconda della stagione. Indosso le scarpe leggere (quelle che userò per camminare in montagna le porto in una borsa), afferro le chiavi di casa e della macchina e sono fuori (questa, però, è la mia condizione normale ed è un’altra storia).

Ma sta ancora albeggiando!

Carico tutto in macchina, metto in moto e…via verso le amate montagne!

Sopraelevata e poi autostrada.

Milionesimo passaggio sul Ponte Morandi.

La A10 si dipana sotto le ruote verso Savona: a sinistra il mare a destra il Parco del Beigua.

E’ solo il primo spettacolo della giornata.

Dopo nemmeno mezz’ora svolto verso Torino sulla A6 che un tempo, prima del suo raddoppio, aveva la sinistra nomea di “autostrada della morte” perché presentava zone di sorpasso alternate per senso di marcia.

Ad Altare sosta obbligata all’autogrill.

La ragazza dietro al banco, data l’ora, non mescola birra chiara e Seven-up (cit. “Autogrill”, F. Guccini) ma piuttosto prepara caffè e cappuccini per gli assonnati avventori, molti dei quali diretti sulle Marittime.

Io azzanno un pezzo di focaccia e sorseggio un caffè macchiato. Rapida occhiata ai quotidiani (eventuale pipi-stop) e di nuovo in autostrada.

Sempre la stessa reazione

Qualche chilometro dopo si scollina ed ecco il secondo, emozionante spettacolo della giornata: le Alpi. In una visione le abbraccio tutte: dalle Liguri alle Marittime fino al Re di Pietra, la cui sagoma inconfondibile si staglia all’orizzonte e si ingrandisce man mano che mi avvicino a Mondovì. Estate o inverno, è sempre lo stesso emozionato stupore.

Poi, come da antica abitudine esco a Mondovì e imbocco la strada provinciale in direzione Cuneo. Non c’è verso: anche se adesso, uscendo dopo Magliano Alpi è tutta autostrada fino a Cuneo, il mio gps interno mi fa andare “in automatico” per la strada che facevo con papà per andare a Castelmagno.

Cuneo, Borgo San Dalmazzo, Sant’Anna di Valdieri.

Stooop! Arrivato.

Verso la meta

In rapida sequenza: posteggio; cambio le scarpe; indosso lo zaino; riempio le borracce alla fontana di acqua freschissima, quasi gelida; prendo i miei insostituibili N&W Curve; mentre lo faccio partire controllo l’ora sul gps e imbocco il sentiero che attraverserà il Vallone della Meris.

E’ tanta l’energia, ma devo regolare il passo per non scoppiare subito.

Salgo. E mentre salgo, mi rendo conto che era tutto quello di cui avevo bisogno.

La mia mente è ora incredibilmente sgombra; un unico pensiero vaga sereno e in armonia col resto del corpo. Camminare seguendo il ritmo del mio respiro.

Rallento di fronte all’affanno, mi fermo qualche minuto dinanzi alla stanchezza, accelero per mettermi alla prova.

Dopo un’ora e mezza o poco più raggiungo il Lago Sottano della Sella e il Rifugio Livio Bianco.

Lago Sottano della Sella e Rifugio Livio Bianco

Terzo spettacolo della giornata. Mi riprometto di fermarmi al ritorno per mettere le ginocchia sotto il tavolo per pranzo o, più probabilmente, merenda (non voglio cancelli orari!) e per salutare Livio, il gestore.

Il sentiero si fa più ripido in alcuni tratti, il fiato a volte un po’ affannoso. Dopotutto sono partito dal livello del mare e mi trovo sopra i 2000 metri. Non sono granché allenato e soprattutto, le primavere iniziano a farsi sentire!

Libero di sognare

Qualche tornante ancora e, dopo una bellissima cascata, si apre lo spettacolo del Lago Soprano della Sella.

Lago Soprano della Sella

Solo. Sono solo di fronte a tanta bellezza.

Il primo pensiero è agli affetti che mi hanno lasciato.

Poi, chissà perché, fra tante possibili, mi vengono in mente le parole di una canzone di Vasco Rossi (cit. “I soliti”):

“Noi siamo liberi, liberi,

Liberi di volare

Noi siamo liberi, liberi

Liberi di sognare”

E’ proprio così che mi sento!

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