Paesi abbandonati

Ho deciso di fare una cosa un po’ diversa dal solito: visitare uno dei numerosi paesi abbandonati del nostro Appennino cercando di fare qualche fotografia almeno dignitosa: il lavoro per migliorare la mia tecnica fotografica sarà lungo e non privo di delusioni.

Domenica 26 luglio: siamo nel pieno del caos sulle autostrade liguri.

Non volendo vanificare il beneficio della gita in montagna (sulle amate Marittime), mio malgrado, sono stato costretto ad optare per un’escursione più vicino a casa, che mi consentisse più varianti per il percorso di ritorno.

Quindi preparo lo zaino e salgo in auto alla volta di Marmassana, piccolo paese sopra Isola del Cantone. Sono gli ultimi lembi di terra ligure: di là c’è la Val Borbera che è provincia di Alessandria.

Seguo la A7 e i molti salti di carreggiata per i lavori alle gallerie impongono attenzione e fanno letteralmente “impazzire” il navigatore, che non si capacita del fatto che stiamo procedendo “contromano”.

Esco dall’autostrada e inizio a seguire le indicazioni del navigatore: la strada inizia a prendere quota e io inizio a domandarmi se sia quella giusta. Chissà perché “mi ero fatto persuaso” (direbbe Montalbano) che ci fosse una strada diversa… Ma proseguo…

Finalmente arrivo in prossimità di un bivio con le indicazioni verso Marmassana. La strada si fa stretta e io inizio a pregare di non incontrare auto in senso contrario.

Dove sono finito?

Arrivo a Marmassana, la attraverso tutta e trovo posto in un terreno privato, eccezionalmente aperto al parcheggio perché nel pomeriggio ci sarebbero stati i vespri per S. Anna e gli abitanti hanno reso disponibili i loro parcheggi privati.

Appena sceso dall’auto, mi appare questo quadretto di inaspettata bellezza:

La chiesetta della Madonna della Guardia, adagiata su un prato pianeggiante. Sullo sfondo il Monte Reale.

Attraverso il paese e raggiungo il trogolo che avevo notato all’ingresso dell’abitato per riempire la borraccia. Seguo dapprima la strada asfaltata in salita (indicazioni per Casissa), che diventa ben presto una comoda sterrata. Proseguo senza svolte e su una selletta, ecco un pilone votivo e subito dopo un truogolo.

Il panorama abbraccia la sottostante Val Vobbia e, guardando verso est, l’abitato di Caprieto. Altri scorci mi sono familiari, come il Monte Reale e intuisco anche dov’è il Castello della Pietra.

Casissa

Arrivando a Casissa

Proseguo fino a raggiungere la chiesetta bianca dedicata alla Madonna della Salute, ristrutturata dagli abitanti di Marmassana.

Mi avventurerò adesso, come un novello Indiana Jones fra i muri diroccati delle case di Casissa. Sono curioso…molto curioso

Le case di questo paese asembrano fatte di pietre, terra e poca calce. Inizio a pensare alle donne e agli uomini che hanno deciso di vivere qui. Quasi certamente non dovevano avere né acqua corrente né energia elettrica: la vita doveva essere dura, molto dura.

Mi guardo intorno e cerco di immaginare la fatica e il sudore per zappare a mano le poche fasce di terreno disponibili; non credo che si potessero arare con l’aiuto degli animali…

Le case abbandonate

Guardo meglio le case ed è evidente come il piano terra sia occupato dalla stalla: si sfruttava così il calore emanato dagli animali e si poteva, magari, risparmiare un pò di legna per riscaldarsi.

All’interno delle case abbandonate che ho potuto visitare mi è sembrato di essere immerso in un’altra dimensione temporale…

Tutto raccontava una storia antica di fatica contadina…

Vecchi mobili, quasi che si attendesse il ritorno di qualcuno…

Letti su cui riposarsi dalle fatiche diventati, ormai, giacigli per animali selvatici…

Sbirciando in quella che doveva essere una cucina…

Il vino non c’è più: bevuto per dimenticare la fatica e il sudore di una vita di stenti… 

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